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La Salinella di Sellia

L'antica acqua "Sila" di Sellia e il respiro di una terra nascosta

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Il Canto della Salinella

Esiste una Calabria che non fa rumore. Custodita gelosamente nel silenzio dei suoi valloni e nell’abbraccio delle sue rocce più aspre, è una terra che non ti aspetti, che sfugge alle rotte del turismo distratto e preferisce rivelarsi solo a chi sa ascoltarla davvero. Lì, dove le pendici dell’Appennino iniziano a declinare dolcemente verso il soffio del vento greco-levante, sorge Sellia, un pugno di case aggrappate alla storia e sospese tra il cielo e una gola profonda. È in questo scenario che, per secoli, è scorsa una linfa vitale e miracolosa, una gemma liquida che gli antichi chiamavano affettuosamente "l'Acqua della Sila": la sorgente della Salinella.

La sua non è solo la cronaca di una fonte d'acqua, ma una ballata fatta di passi, di sogni, di ascese fulminee e di silenzi improvvisi. Già i Romani, maestri nel riconoscere i segreti curativi della natura, ne traevano sollievo. Ma per trovare le prime parole scritte capaci di catturarne l'essenza dobbiamo risalire al 1659, quando la terra tremò ferocemente nel Regno di Napoli. Donato Antonio De Marinis, inviato tra le macerie della Calabria per relazionare sui danni del sisma, si lasciò incantare da questo miracolo nascosto tra le rocce. Scrisse, con lo stupore tipico dei grandi esploratori:

"Da Soveria salendo più suso nel monte degli Appennini e declinando sempre verso grecolevante, lì sorge Sellia, tre miglia distante. È celebre questa terra per una famosa sorgente di acqua salsa, donde si trae copia grandissima di un sale che ha i caratteri del mirabile, ed è quasi l’istesso del vero della fontana di Epsom in Inghilterra e se fa grand'uso in medicina."

Il "sale inglese" di Epsom era già allora venerato in tutto il mondo. Eppure, mentre oltremanica si sapeva preservare e commercializzare la propria ricchezza, la Salinella curava in silenzio, quasi pudicamente, i viandanti e i contadini del luogo, in attesa del proprio riscatto.

L’Epoca d’Oro: Quando la montagna nutriva il paese

Quel riscatto arrivò all’alba del Novecento. Nel 1915, la scienza ufficiale si inchinò finalmente alle proprietà di questa sorgente straordinaria. Il professor Gouthier, ordinario di Idrologia alla Regia Università di Napoli, vi riscontrò notevoli qualità terapeutiche. Era un rimedio purissimo, naturale, purgativo e decongestionante, capace di risvegliare il metabolismo. Di lì a poco, anche l'Università di Parma confermò quel verdetto.

Fu allora che Sellia visse la sua primavera più dolce. La sorgente divenne il cuore pulsante dell'economia locale, una promessa di futuro per decine di famiglie. Iniziava all’alba la processione lungo i sentieri scoscesi: gli uomini guidavano i "ciucci" carichi di fusti, mentre le donne camminavano con portamento regale, tenendo in perfetto equilibrio sulla testa le damigiane di vimini piene del prezioso liquido. Un saliscendi fiero che portava l'acqua fino alla località "Guglielmo", dove una società privata aveva costruito un deposito moderno. Il 4 luglio 1925, un decreto ministeriale autorizzò ufficialmente la vendita in Italia e all'estero dell'"Acqua Sila — Sorgente Scenìa".

Le bottiglie partivano per Napoli, Roma, Firenze; attraversavano l'oceano sulle rotte dei transatlantici per raggiungere i mercati d'America e della Germania. Sulle eleganti etichette rosse e azzurre, decorate con la silhouette dei pini silani e delle cime innevate, si leggevano le istruzioni per quella cura che "fa onore alla nostra Italia", come scriveva entusiasta il dottor Lazzaroni nel 1925. Medici illustri ne lodavano l'efficacia: il dottor Leone Maestro la raccomandava persino in pediatria per la sua azione blanda e sicura, mentre il dottor Watting ne esaltava gli effetti benefici sulle vie biliari.

Il silenzio della terra e la prigione di cemento

Ma la bellezza, in Calabria, è spesso fragile. Nel 1938, l'Autorità Sanitaria Militare impose l'ultimo imbottigliamento d'emergenza prima che il fallimento della società di gestione spegnesse i macchinari. Poi, nel 1949, la natura decise di riprendersi ciò che aveva concesso: una devastante frana scivolò lungo il vallone, seppellendo la sorgente e calando un velo di silenzio sulla Salinella. Per decenni, l'acqua continuò a scorrere invisibile sotto i detriti, protetta solo dai ricordi d'infanzia degli anziani del paese.

I tentativi di ridare vita a questo sogno si scontrarono con la burocrazia e la noncuranza. Negli anni successivi, un'interrogazione dell'onorevole Bisantis cercò invano di risvegliare l'interesse delle istituzioni. Nel 1994, il Consorzio di Bonifica intervenne per captare nuovamente le acque, ma lo fece con la delicatezza di chi non conosce la sacralità dei luoghi: fu come affidare il restauro di un negozio di porcellane a un elefante. La sorgente venne imbottita di freddo cemento armato, deturpando la bellezza naturale di un vallone selvaggio che persino gli antichi Romani avevano rispettato per millenni.

Oggi l'interno della sorgente si presenta come una camera di cemento spoglia e silenziosa. Eppure, dietro quel muro, l'acqua continua a scorrere e a sussurrare la sua antica melodia.

La Salinella di Sellia

L'etichetta dell'Acqua della Sila, made in Selly

La Calabria che non ti aspetti. Quella che per certi versi rimane ancora nascosta. Che ti sorprende quando all’improvviso tira fuori una delle sue gemme. È il caso della Salinella di Sellia. L’Acqua della Sila. Così veniva chiamata. Conosciuta fin dai tempi dei Romani e imbottigliata l’ultima volta nel 1938 per volere dell'Autorità Sanitaria Militare, che ne aveva fatto esplicita richiesta dopo il fallimento della società che ne curava anche la commercializzazione. Fino in Germania. Fino in America. Poi una frana nel 1949 fece calare il sipario su quest'acqua che “fa onore alla nostra Italia”, scriveva il dottor Antonio Lazzaroni il 9 marzo 1925.

primo studioso a parlarne fu Donato Antonio De Marinis, del Regno di Napoli. Incaricato di relazionare sui danni provocati dal terremoto del 5 novembre 1659 nella Provincia di Calabria, così si espresse:

“Da Soveria salendo più suso nel monte degli Appennini e declinando sempre verso grecolevante, lì sorge Sellia, tre miglia distante. E' celebre questa terra per una famosa sorgente di acqua salsa, donde si trae copia grandissima di un sale che ha i caratteri del mirabile,ed è quasi l’istesso del vero della fontana di Epsom in Inghilterra e se fa grand'uso in medicina”.

E del sale inglese tutti sanno. Tutti ne parlano. Il cosiddetto sale di Epsom. Usato come lassativo fin dall’antichità. Elimina i calcoli al fegato e migliora la digestione. Ha un commercio mondiale, adesso. Loro sì, gli inglesi, che ci tengono a preservare le loro ricchezze.

Nel 1915 il boom della salinella di Sellia. Il professor Gouthier, ordinario di Idrologia presso la R. Università di Napoli, vi riscontrò delle notevoli qualità salutari con effetti purgativi e decongestionanti, e la indicò come naturale rimedio contro l'obesità, nonché efficace per il buon funzionamento del metabolismo. Studi confermati successivamente anche da Pier Carlo Federici dell'Università di Parma. All’inizio del secolo scorso l’acqua della Salinella fu una fonte di benessere economico per Sellia, e molte persone vi lavoravano facendo spola dalla sorgente “cui i ciucci” carichi , e con le donne in testa damigiane di vimini del prezioso liquido sino in località “Gugliemo” dove fu costruito un deposito da una società privata che con decreto ministeriale datato:4 Luglio 1925, ne autorizzava la vendita in Italia e all’estero con il nome di "Acqua Sila", come acqua minerale, naturale, purgativa, nazionale.

Sulle bottiglie era riportata una dettagliatissima etichetta su cui campeggiava il nome: Sila, sorgente scenìa. A sinistra i risultati delle analisi chimico-fisiche eseguite dal professor Gouthier. Nella parte centrale i consigli su come usarla:


Alcuni giudizi rilasciati da insigni medici italiani dell’epoca. Tra cui:

“L'acqua purgativa Sila è tra le congeneri una delle più efficaci e delle più tollerate. Non provoca irritazione del tenue, ne tenesmo. Agisce blandamente, prontamente, sicuramente. E’ perciò raccomandatissima anche nella pratica pediatrica. 18 marzo 1923, Prot. Dott. Leone Maestro.

"Ho usato in pratica la vostra acqua Sila e ho riscontrato un eccellente purgante che fa onore alla nostra Italia”. 9 marzo 1925, Dott. Lazzeroni Antonio.

"Faccio personalmente uso dell'acqua purgativa Sila e ne sono più che soddisfatto”. 19 marzo 1925, Comm. Dott. Luigi Mauri.

"Ho adoperato con eccellente risultato l'Acqua purgativa Sila. Ha il grande merito di essere ben tollerata e non da dolori e la raccomando vivamente ai miei clienti tanto più essendo italiana." 4 marzo 1925, Dott. Francesco Leoni.

"Da anni prescrivo largamente alla mia clientela privata l'acqua naturale purgativa Italiana Sila che mi ha dato i migliori risultati sia come decongestionante del circolo enterico, sia per la sua azione specifica sulle vie biliari”. 20 marzo 1925 Cav. Dott. Augusto Watting.

Dopo la frana del 1949 ci mise mani il consorzio di Bonifica nel 1994. Fu come affidare il restauro di un negozio di porcellana ad un elefante. Non riuscirono a captare le falde acquifere a regola d’arte, si dice così. E, cosa ancora più mostruosa, imbottirono di cemento armato la sorgente deturpando il valore paesaggistico della vallone che neanche gli antichi Romani si sognarono di toccare.

Oggi l’interesse e la sensibilità sono quelli giusti. Manca lo studio di fattibilità. E poi, forse, potremmo dire, come Lazzaroni, che la Salinella di Sellia di Catanzaro fa onore non solo alla Calabria, ma all’Italia intera.

Successivamente, diversi anni dopo, ci fu un’interrogazione dell’allora onorevole Bisantis affinché con opportuni finanziamenti si riprendesse a sfruttare le qualità dell’acqua Sila, ma non successe nulla. Solo nel 1994 venne eseguita un’opera di captazione dell’acqua sorgiva, ma a tutt’oggi niente fa minimamente pensare ad una ripresa e sfruttamento dell’acqua che fu capace di conquistare, negli anni venti, il mercato americano.

(Nella foto l'etichetta che veniva messa nelle bottiglie durante l'anni 20)

L'interno della sorgente, con drenaggio sullo sfondo

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Galleria

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